Benvenuti al nostro consueto appuntamento mensile con la sicurezza e la compliance. Agosto è stato tutt’altro che un mese di pausa: il Governo ha completato l’adeguamento italiano all’AI Act, l’ACN ha chiarito come intende controllare i soggetti NIS, e una serie di incidenti nella supply chain – dalla logistica alla scuola – ha ricordato che il perimetro da difendere non finisce mai ai confini della propria azienda.
Sul fronte lavoro, due provvedimenti da record (Piaggio in Italia, Uber nei Paesi Bassi) hanno tracciato con chiarezza dove passano i limiti tra controllo datoriale, decisioni algoritmiche e diritti dei lavoratori. Vediamo insieme i fatti più rilevanti del periodo, con un’attenzione particolare all’impatto sullo sviluppo software, sull’adozione dell’Intelligenza Artificiale e sulla gestione delle risorse umane.
1. AI Act: l’Italia completa l’adeguamento, parte la vigilanza
Il Consiglio dei Ministri approva in via definitiva i decreti attuativi
Nella seduta del 4 agosto il Governo ha approvato in esame definitivo i due decreti legislativi che adeguano l’ordinamento italiano al Regolamento UE 2024/1689, in attuazione della delega prevista dalla Legge 132/2025. Il primo decreto disciplina l’uso dell’IA nelle attività di polizia e introduce nuove regole di responsabilità civile e penale; il secondo definisce i poteri delle autorità nazionali e l’uso dell’IA nella formazione.
I punti più rilevanti per le imprese:
- Governance nazionale: AgID diventa autorità di notifica e ACN autorità di vigilanza del mercato; Banca d’Italia, Consob e Ivass vigilano sui sistemi ad alto rischio in ambito finanziario; il Garante Privacy conserva le proprie competenze sui dati personali.
- Nuovo reato: l’art. 437-bis c.p. punisce l’omessa adozione delle misure di sicurezza sui sistemi ad alto rischio e la loro alterazione illecita, con una previsione specifica per l’utilizzatore professionale che omette intenzionalmente la sorveglianza umana.
- Tutela del danneggiato: accesso alla documentazione tecnica del sistema, presunzione del nesso di causalità e azione diretta verso l’assicurazione.
- Rapporto di lavoro: costituzione, modifica e cessazione del rapporto – inclusi provvedimenti disciplinari e licenziamenti – non possono dipendere esclusivamente da un trattamento automatizzato. Il licenziamento adottato in violazione è nullo.
- Sandbox regolatorie: operatività anticipata degli spazi di sperimentazione, con accesso preferenziale per PMI e startup.
Impatto: per chi sviluppa o integra sistemi di IA in ambito HR (selezione, valutazione, turnistica, disciplina) la supervisione umana non è più solo una best practice ma un requisito con conseguenze sul piano penale e sulla validità degli atti datoriali. È il momento di mappare quali output dei propri sistemi entrano in decisioni che incidono sui lavoratori.
🔗 Fonti: AI Act, il Governo approva definitivamente i decreti di adeguamento (Diritto Mercato Tecnologia) | Comunicato stampa del Consiglio dei Ministri n. 185 (Governo) | Il Consiglio dei Ministri ha approvato i decreti di adeguamento all’AI Act (Federprivacy)
AI Literacy: dal 2 agosto i controlli sono attivi
L’art. 4 dell’AI Act impone a fornitori e deployer di garantire al personale – inclusi i collaboratori esterni – un livello adeguato di alfabetizzazione sull’IA, calibrato su ruolo ed esperienza. L’obbligo è in vigore da febbraio 2025, ma il 2 agosto 2026 ha segnato l’avvio della fase di vigilanza da parte delle autorità nazionali. Come ricorda Monica Perego su Federprivacy, si tratta di un obbligo di risultato, dimostrabile con evidenze, non di un format prescritto.
Gli elementi da avere in ordine:
- Formazione differenziata per ruolo, ripetuta annualmente e all’ingresso di nuovi collaboratori, che copra anche cosa significa inserire dati personali o riservati in un sistema di IA (soprattutto se basato su cloud extra-UE o con clausole di riutilizzo per il training).
- Regolamento interno con elenco degli strumenti autorizzati, categorie di dati inseribili, processo di autorizzazione preventiva dei nuovi tool, obbligo di verifica umana sugli output e gestione degli incidenti coordinata con le procedure di data breach.
- Documentazione: registri dei partecipanti, materiali, risultati dei test, registrazione della consegna del regolamento.
Impatto: lo shadow AI – strumenti scelti autonomamente dai dipendenti – è di fatto un canale di trattamento non censito e non sottoposto a DPIA. Il regolamento sull’uso dell’IA va integrato con quello sull’uso dei sistemi informativi e con il sistema di gestione ISO 27001: la reportistica periodica al vertice è la prassi più solida per intercettare le lacune prima di un controllo esterno.
🔗 Fonte: L’obbligo di AI Literacy e le implicazioni per la protezione dei dati personali (Federprivacy)
La governance non è l’ultimo passaggio di un progetto di IA
Un intervento di Massimo Montanile ribadisce un principio che condividiamo pienamente: la data protection non può essere una verifica conclusiva affidata al DPO poco prima della messa in esercizio. Deve entrare nella fase in cui si definiscono gli obiettivi, si selezionano i dataset, si scelgono i modelli e si progettano le architetture. Servono due competenze che si incontrano: chi conosce il GDPR deve comprendere le architetture, e chi progetta l’IA deve sapere che ogni dato e ogni decisione possono entrare nella vita delle persone.
Impatto: è la traduzione, in chiave IA, del privacy by design che già guida il nostro sviluppo software. Coinvolgere il DPO al kick-off del progetto e non alla release costa meno e produce sistemi più difendibili.
🔗 Fonte: La governance deve essere presente fin dalla prima scelta tecnologica (Federprivacy)
2. NIS 2: dalla conformità dichiarata alla conformità dimostrata
Le FAQ ACN su monitoraggio, vigilanza ed esecuzione
L’11 agosto l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale ha pubblicato una nuova sezione di FAQ (da MVE.1 a MVE.5) che chiarisce come eserciterà i propri poteri nei confronti dei soggetti NIS. Non ci sono nuove scadenze né nuovi adempimenti, ma il messaggio è netto: si passa dalla fase di adeguamento a quella di controllo.
- Quattro ambiti di intervento: monitoraggio, analisi e supporto; verifiche e ispezioni; misure di esecuzione; sanzioni pecuniarie e accessorie, con approccio graduale e basato sul rischio.
- Monitoraggio continuativo: l’ACN può richiedere rendicontazioni, autovalutazioni, piani di implementazione, audit e scansioni di sicurezza.
- Essenziali vs importanti: per i soggetti essenziali le ispezioni possono avvenire anche ex ante, in via preventiva; per i soggetti importanti scattano quando l’Agenzia acquisisce elementi di possibili violazioni. Essere “importante” non significa essere fuori dal radar.
- Intimazioni e diffide: correggere una carenza non cancella la violazione già accertata, che può comunque essere sanzionata.
- Sanzioni: fino a 10 milioni di euro o il 2% del fatturato mondiale per gli essenziali; fino a 7 milioni o l’1,4% per gli importanti.
Impatto: procedure formalmente corrette ma non applicate, registri non aggiornati o documenti che non corrispondono all’assetto reale diventano criticità in sede di verifica. La compliance NIS 2 va gestita come un processo tracciabile – analisi del rischio, policy, verbali, report di audit, chiusura delle azioni correttive – esattamente come un sistema di gestione certificato.
🔗 Fonti: Pubblicate le FAQ ACN sulle attività di monitoraggio, vigilanza ed esecuzione (ACN) | FAQ NIS – Monitoraggio, vigilanza ed esecuzione (ACN) | NIS2, nuove FAQ ACN su controlli e vigilanza (Actainfo)
Raddoppiati gli alert preventivi dell’ACN
Nel primo semestre 2026 lo CSIRT Italia ha inviato 43.675 comunicazioni preventive a soggetti pubblici e privati – circa 250 al giorno, quasi il doppio rispetto al 2025 (+20.532) – segnalando vulnerabilità, configurazioni insicure e indicatori di compromissione. Gli eventi cyber gestiti sono stati 2.171 (+47%), un incremento che l’Agenzia attribuisce soprattutto all’ampliamento del perimetro di osservazione della NIS 2. L’ACN segnala inoltre una campagna di falsi colloqui di lavoro su LinkedIn rivolta a sviluppatori software, indotti a eseguire “progetti tecnici” che nascondono codice malevolo.
Impatto: quasi due terzi delle compromissioni derivano da errori umani. La formazione sul phishing va estesa anche ai canali “professionali” come LinkedIn, e i team di sviluppo devono trattare ogni repository o test tecnico ricevuto da sconosciuti come codice non fidato.
🔗 Fonti: Nei primi sei mesi dell’anno raddoppiati gli alert per gli attacchi alle imprese (Federprivacy) | Cybersicurezza, inviati oltre 43mila alert preventivi (Tgcom24)
3. Supply chain e data breach: l’effetto domino
CEVA Logistics: un fornitore, decine di aziende coinvolte
Tra il 29 luglio e il 1° agosto un attacco informatico ha colpito le operazioni europee di contract logistics di CEVA, con otto magazzini coinvolti e spedizioni bloccate. L’aspetto più significativo è la catena di notifiche che ne è seguita: Valve (hardware Steam), il retailer Bol, i grandi magazzini De Bijenkorf, ING, Ajax e Ace & Tate hanno dovuto avvisare i propri clienti che nomi, indirizzi, telefoni ed email erano stati sottratti a un fornitore con cui quei clienti non avevano alcun rapporto diretto. Le aziende coinvolte hanno messo in guardia dal rischio di phishing mirato: chi possiede l’indirizzo e i dettagli di un ordine reale può costruire messaggi estremamente credibili.
Impatto: per chi opera nel settore logistico e del recapito, il caso dimostra che un responsabile del trattamento compromesso trasforma il titolare in soggetto obbligato a notificare al Garante e agli interessati. La due diligence sui fornitori, i tempi di retention concordati (Valve ha specificato che CEVA conserva i dati di spedizione per 90 giorni) e i flussi di comunicazione in caso di incidente devono essere definiti contrattualmente, prima che serva.
🔗 Fonti: A data breach at shipping giant Ceva Logistics is rippling across banks, retailers and beyond (TechCrunch) | Cyberattack on logistics giant CEVA delivers customer data into the wrong hands (The Register)
Gruppo Spaggiari: 6 TB rivendicati dalla piattaforma scolastica
Il 20 agosto il gruppo criminale xpl0itrs ha rivendicato la sottrazione di 6,1 TB di dati dal Gruppo Spaggiari Parma, che gestisce il registro elettronico ClasseViva utilizzato da oltre quattro milioni di utenti, mettendo l’archivio in vendita per 50.000 dollari. L’azienda ha precisato che l’intrusione risale al 30 giugno, che è stata notificata a Garante e ACN, e che il registro elettronico non è stato coinvolto: il sistema colpito è Modulistica Smart, un componente secondario usato per moduli e istanze online, tra cui le domande di supplenza dei docenti. Le versioni di azienda e attaccanti non coincidono del tutto e le indagini sono ancora in corso.
Impatto: un modulo “secondario” dove gli utenti caricano allegati può contenere dati tanto sensibili quanto il sistema principale. La segregazione delle infrastrutture ha limitato i danni, ma il caso ricorda che la classificazione degli asset deve seguire i dati che vi transitano, non l’importanza percepita dell’applicativo. Anche la comunicazione post-incidente – tempestiva e senza minimizzare – è parte della gestione del rischio reputazionale.
🔗 Fonti: Violato il gestore dei software più usati nelle scuole d’Italia (Fanpage) | Attacco hacker a Spaggiari: sicuro il registro elettronico (News Istruzione)
52 miliardi di cookie rubati: il bersaglio non è più la password
Una ricerca NordVPN su un anno di dati infostealer (giugno 2025 – giugno 2026) ha individuato oltre 52,4 miliardi di cookie sottratti, 4,6 volte più di tutte le altre categorie di dati rubati messe insieme (credenziali, file, carte di pagamento). Il motivo è semplice: un cookie di sessione attivo consente di impersonare un utente già autenticato, aggirando password e, in molti casi, anche l’autenticazione a due fattori.
Impatto: per chi sviluppa applicazioni web e SaaS, la gestione delle sessioni diventa un controllo di sicurezza primario: durata limitata dei token, invalidazione al logout e al cambio password, binding della sessione a dispositivo o contesto, monitoraggio delle sessioni anomale. Lato utenti, un dispositivo infetto da infostealer continua a generare nuovi cookie rubati finché non viene bonificato.
🔗 Fonte: NordVPN research: 52.4B stolen cookies in one year (NordVPN)
4. Lavoro, controlli e algoritmi: due sanzioni che fanno scuola
Caso Piaggio: 460.000 euro e il “doppio binario” tra giudice e Garante
Con il provvedimento n. 476 del 18 giugno 2026 (doc. web 10272529), reso noto a fine luglio, il Garante ha sanzionato Piaggio & C. per la gestione della posta elettronica aziendale. L’azienda aveva acquisito 112 email di due dipendenti poi licenziati, per verificare presunti illeciti; alcune risalivano a due anni prima che maturasse il sospetto. Il monitoraggio era reso possibile da un backup sistematico delle caselle per tutta la durata del rapporto e fino a 5 anni dopo la cessazione, con log conservati per 6 mesi. Contestate anche le carenze dell’informativa e la mancata risposta alle richieste degli ex dipendenti sulla disattivazione degli account.
Il dato più interessante è il confronto con il Tribunale di Pisa che, cinque giorni prima, aveva ritenuto legittimo lo stesso controllo difensivo e confermato il licenziamento. Come osserva Michele Iaselli, le due decisioni convergono solo sul deficit di informativa e divergono su tutto il resto, a partire dalla qualificazione della posta elettronica ai sensi dell’art. 4 dello Statuto dei lavoratori.
Impatto: avere una procedura interna, parole chiave e un test di bilanciamento non basta se i dati su cui si indaga sono stati raccolti e conservati illegittimamente. I tempi di retention di email e log vanno definiti sulla base delle finalità dichiarate, non della comodità difensiva. Per chi gestisce piattaforme HR, il principio vale per ogni dato del lavoratore conservato “per ogni evenienza”.
🔗 Fonti: Provvedimento del 18 giugno 2026 – doc. web 10272529 (Garante Privacy) | Stessa posta elettronica, due verdetti: il caso Piaggio (Federprivacy)
Uber: 825 milioni di euro per le sospensioni decise dagli algoritmi
L’Autorità olandese per la protezione dei dati ha inflitto a Uber una sanzione di 824,99 milioni di euro – la seconda più alta di sempre ai sensi del GDPR dopo quella a Meta del 2023 – per aver affidato a sistemi automatizzati, tra il 2020 e il 2022, decisioni di sospensione o disattivazione degli account degli autisti, con conseguente impossibilità di lavorare. Il procedimento nasce dai reclami di 171 conducenti francesi. Secondo l’Autorità, Uber ha violato il diritto a non essere sottoposti a decisioni esclusivamente automatizzate con effetti significativi e il diritto all’informazione sul funzionamento del meccanismo. Uber contesta la ricostruzione, sostiene che le esclusioni definitive prevedessero una revisione umana, e ha annunciato ricorso.
Impatto: letta insieme al decreto attuativo italiano dell’AI Act (nullità del licenziamento basato solo su trattamento automatizzato), la decisione olandese definisce lo standard per qualsiasi piattaforma che gestisce lavoratori: l’intervento umano deve essere reale e documentabile, non un passaggio formale, e gli interessati devono sapere in anticipo come funziona il sistema e come contestarne l’esito. Chi progetta motori di assegnazione turni, valutazione o allocazione delle risorse deve prevedere questi presidi by design.
🔗 Fonti: Autisti sospesi dagli algoritmi, multa da 825 milioni di euro a Uber (Federprivacy) | Uber multata per 825 milioni nei Paesi Bassi (Milano Finanza)
5. Data Act: dal 12 settembre l’obbligo di “access by design”
Dal 12 settembre 2026 scatta la scadenza più critica del Regolamento UE 2023/2854: tutti i dispositivi connessi e i prodotti intelligenti immessi sul mercato devono essere progettati in modo che i dati grezzi e pre-processati siano accessibili all’utente per impostazione predefinita, in modo facile, sicuro e gratuito. Gli obblighi si articolano su quattro aree: accesso per gli utenti, condivisione con terze parti su richiesta dell’utente, accesso eccezionale per le autorità pubbliche, e portabilità con progressivo azzeramento dei costi di cloud switching. I fabbricanti conservano la tutela del know-how sulle informazioni derivate da elaborazioni proprietarie e possono bloccare o sospendere l’accesso in caso di rischio per i segreti commerciali.
Impatto: per chi sviluppa soluzioni IoT o gestisce flotte e mezzi connessi, l’apertura dei canali dati amplia la superficie di attacco e va progettata insieme alle misure NIS 2. Quando i dati riguardano persone fisiche – come i dati di utilizzo di un veicolo assegnato a un dipendente – il GDPR resta pienamente applicabile e la condivisione con terzi deve coordinarsi con informative e basi giuridiche.
In conclusione
Il filo conduttore di questo mese è il passaggio dalla conformità dichiarata alla conformità dimostrata: l’ACN chiede evidenze ai soggetti NIS, le autorità AI Act iniziano a verificare l’alfabetizzazione del personale, e i Garanti sanzionano chi non sa provare che i dati sono stati raccolti, conservati e utilizzati con un criterio. Nel frattempo, gli incidenti nella supply chain dimostrano che la sicurezza dei propri fornitori è, a tutti gli effetti, la propria sicurezza.
È per questo che Wondersys costruisce le proprie piattaforme – a partire da AlveApp per la gestione del personale – su un sistema di gestione integrato certificato ISO 9001, ISO/IEC 27001 e UNI CEI EN 17799, in cui tracciabilità, supervisione umana e minimizzazione dei dati non sono un adempimento a posteriori, ma parte del progetto fin dalla prima riga di codice.
Nota: il Privacy Day Forum di Federprivacy, inizialmente previsto per il 14 ottobre ad Arezzo, è stato rinviato al 31 marzo 2027.